| Segnatura/Inventario: | DV-ED-0002 |
| Tipologia oggettuale: | Pieghevole |
| Qualificazione/Genere: | Materiale pubblicitario |
| Autore/Committente: | Ing. C. Olivetti & C. S.A., Ivrea (Italia) |
| Stabilimento grafico: | Officine grafiche di Raffaello Bertieri, Milano (Italia) |
| Titolo oggetto: | Ico – Olivetti portatile |
| Datazione: | 1934 (Datazione desunta dalla sigla V.34.XII sul verso) |
| Consistenza: | 1 documento (4 pagine complessive, stampato e ripiegato fronte/retro) |
| Dimensioni: | Chiuso: 28 cm × 22 cm; Aperto: 28 cm × 44 cm (Altezza × Larghezza) |
| Supporto: | Carta leggera, stampa tipografica a colori |
| Stato di conservazione: | Buono |
| Anno di ingresso: | 2024 |
| Modalità di reperimento: | Compravendita da privato |
| Regesto/Contenuto: | Opuscolo promozionale e tecnico-commerciale per il modello MP1 / Ico, volto a portare la macchina da scrivere in ambito domestico e privato. L’articolazione completa delle 4 pagine (con copertina ambientata, illustrazioni tridimensionali, dettagli tecnici, campionatura caratteri e recapiti delle filiali) è consultabile direttamente nel documento di riferimento. |



1. Inquadramento storico e contesto industriale
Il presente pieghevole, stampato nel maggio 1934 (come formalizzato dal codice d’archivio industriale V.34.XII), costituisce un documento programmatico della transizione della Ing. C. Olivetti & C. da fabbrica di macchine per scrivere pesanti da ufficio a produttore di beni di consumo di massa. Sotto l’impulso sociologico e manageriale di Adriano Olivetti, l’azienda diversificò la produzione introducendo nel 1932 la MP1 (acronimo di Macchina Portatile 1), battezzata commercialmente Ico in omaggio al fondatore Camillo Olivetti. Il documento si colloca in una fase di espansione economica protetta, in cui Olivetti mirava a scardinare il monopolio delle portatili estere (soprattutto tedesche e americane) penetrando capillarmente nello spazio intimo della “casa moderna” e della famiglia borghese italiana, inaugurando un nuovo mercato per la scrittura meccanica privata.
2. Analisi iconografica e linguaggio visivo
Il fronte del pieghevole si distacca nettamente dall’iconografia industriale tradizionale incentrata sulla celebrazione della fabbrica. La copertina mette in scena una sofisticata composizione fotografica d’interno, un vero e proprio manifesto del gusto razionalista e della modernità tecnologica degli anni Trenta. La macchina portatile ICO è inserita in un ambiente domestico intellettuale, affiancata a libri e a un modernissimo telefono in bachelite nera a disco combinatore. L’impianto grafico è dominato dai canoni del Razionalismo grafico italiano, fortemente influenzato dall’estetica del Bauhaus: l’impaginazione fa uso di rigide assi geometriche e decise bande verticali e orizzontali color arancione/rosso vivo che ripartiscono simmetricamente lo spazio informativo. All’interno, la rottura con il passato è sancita dall’illustrazione della macchina in una vibrante tinta rosso-arancio, accompagnata dalla nota commerciale che pubblicizza la disponibilità del modello in quattro varianti cromatiche (nero, rosso, azzurro, verde), trasformando ufficialmente lo strumento da ufficio in un personalizzabile oggetto d’arredamento d’avanguardia.
3. Aspetti cartotecnici e critica d’arte tipografica
Sotto il profilo strettamente bibliografico e archivistico, il documento trae il suo massimo pregio formale dall’esecuzione materiale, affidata alle celebri officine grafiche di Raffaello Bertieri a Milano, uno dei massimi teorici della rinascita tipografica italiana del Novecento. Il supporto è costituito da una carta leggera a fibra naturale di alta qualità, che garantisce un’ottima assorbibilità dell’inchiostro senza fenomeni di trasparenza. La tecnica di stampa è una raffinatissima stampa tipografica bicolore ad alta pressione (nero d’osso e arancio/rosso vermiglio). L’esame autottico delle matrici rivela l’uso di cliché metallici incisi con precisione millimetrica per le riproduzioni fotomeccaniche dei dettagli interni della macchina. La scelta di Bertieri di utilizzare una giustezza rigorosa dei blocchi di testo rispecchia la sua filosofia del “libro bello”, applicata qui con successo alla letteratura industriale e commerciale.
4. Strategia di comunicazione e analisi dei dati tecnici
La struttura testuale del pieghevole (il copy) si rivolge esplicitamente a un target privato, intellettuale e professionale (scrittori, giornalisti, avvocati). Lo slogan interno “LEGGERA ROBUSTA NITIDA VELOCE” sintetizza le virtù della cinematica della MP1, rassicurando l’acquirente sul fatto che la riduzione di scala non ha inficiato la stabilità meccanica del segmento porta-caratteri. Di straordinario valore archivistico è la terza pagina, che censisce la campionatura dei font d’epoca forniti da Ivrea: il classico Pica a passo 10, il distinto Élite a passo 12 e il modernissimo carattere geometrico lineare Simplicitas, primo font sans-serif sviluppato internamente da Olivetti per l’estetica modernista. La riproduzione dello schema della tastiera con disposizione QZERTY e l’elenco finale della rete capillare di filiali e agenzie (da Imperia a Palermo) documentano lo stato dell’arte di un’organizzazione commerciale e distributiva ormai matura, supportata da un certificato di garanzia annuale che sanciva l’affidabilità totale del prodotto.
5. Rarità e stato di conservazione
Nel panorama del collezionismo cartotecnico e del modernariato d’anteguerra, questo specifico pieghevole del maggio 1934 si configura come un reperto ad altissimo indice di rarità bibliografica e storica. Se i cataloghi delle macchine per scrivere da ufficio (come la M40) venivano stampati in tirature massicce e conservati nelle aziende, i depliant delle prime macchine portatili domestiche subivano un tasso di distruzione quasi totale, legandosi alla corrispondenza privata delle famiglie. La rarità di questo esemplare è ulteriormente accresciuta dalla firma d’officina di Raffaello Bertieri: le sue stampe pubblicitarie per Olivetti, paragonabili a veri e propri incunaboli del disegno industriale italiano, sono oggi massimamente ricercate e conservate quasi esclusivamente nei musei del design o nei faldoni istituzionali dell’Archivio Storico di Ivrea. Lo stato di conservazione del presente documento è Buono: la carta leggera ha preservato la compattezza della fibra cellulosica, esibendo una patina temporale calda e omogenea. La tenuta delle tinte piatte vermiglie e l’assenza di fessurazioni passanti lungo le delicate linee di piegatura a soffietto sanciscono lo straordinario valore di questo centenario documento della storia della dattilografia.
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