Pieghevole ICO – Il nastro per la vostra macchina da scrivere (1934)

Segnatura/Inventario:DV-ED-0001
Tipologia oggettuale:Pieghevole
Qualificazione/Genere:Materiale pubblicitario
Autore/Committente:Ing. C. Olivetti & C. S.A., Ivrea (Italia)
Titolo oggetto:ICO – Il nastro per la vostra macchina da scrivere
Datazione:15 giugno 1934 (Datazione desunta dalla nota di autorizzazione questorile: 15-6-934-XII)
Consistenza:1 documento (4 pagine complessive, fronte/retro stampato e ripiegato)
Dimensioni:Chiuso: 12,9 cm × 9,8 cm; Aperto: 12,9 cm × 19,6 cm (Altezza × Larghezza)
Supporto:Cartoncino leggero, stampa tipografica a colori (tricromia: nero, rosso, blu su fondo avorio/grigio)
Stato di conservazione:Buono
Anno di ingresso:2026
Modalità di reperimento:Compravendita da privato
Regesto/Contenuto:Opuscolo promozionale per la diffusione dei nastri dattilografici della linea “ICO” (acronimo di Ingegner Camillo Olivetti). Il testo interno celebra il venticinquennale dell’esperienza meccanografica della Olivetti (1908-1933) attraverso una metafora comparativa tra la qualità del nastro dattilografico e quella della pellicola fotografica. L’apparato iconografico comprende la rappresentazione prospettica dello stabilimento industriale di Ivrea (p. 2), della macchina da scrivere Olivetti modello M40 (p. 2) e delle scatole metalliche porta-nastro (pp. 3, 4)

Pieghevole promozionale a quattro pagine (foglio singolo ripiegato)

1. Inquadramento Storico: Il Venticinquennale e l’Espansione del Marchio

Il pieghevole, datato giugno 1934, si colloca in un momento cruciale per la storia della Olivetti. Fondata nel 1908 da Camillo Olivetti, l’azienda festeggia nel 1933 il suo primo quarto di secolo. Questo documento è il testimone diretto di quella celebrazione, utilizzata strategicamente per consolidare la reputazione del marchio sul mercato italiano ed europeo.

In questi anni l’azienda è guidata operativamente da Adriano Olivetti (divenuto Direttore Generale nel 1932), il quale sta imprimendo una svolta radicale sia nell’organizzazione scientifica del lavoro sia, soprattutto, nella costruzione dell’identità visiva della società e nella produzione della nota MP1 / Ico, la prima macchina per scrivere portatile della fabbrica di Ivrea. Il lancio dei nastri Ico (marchio registrato basato sulle iniziali del fondatore, Ing. Camillo Olivetti) risponde alla volontà di offrire un ecosistema completo di accessori per l’ufficio moderni, controllati all’origine per garantire le massime prestazioni delle macchine epocali dell’azienda, come la celebre Olivetti M40 (progettata proprio tra il 1929 e il 1930 da Camillo Olivetti e Gino Levi Martinoli). Sotto la spinta innovativa di Adriano Olivetti, l’azienda estende la sua produzione oltre le monumentali macchine da ufficio (come la M40) per aggredire il mercato privato e domestico con un modello leggero e compatto


2. Analisi Grafica e Linguaggio Visivo

Sotto il profilo del graphic design, il pieghevole risente fortemente del clima di transizione che l’Italia vive nei primi anni ’30, a metà strada tra il Futurismo geometrico (o secondo futurismo) e il rigore razionalista europeo. La stampa è affidata alle prestigiose Officine Grafiche S. Vaccari di Milano, note per l’eccellenza esecutiva.

  • La Copertina e la Geometrizzazione del Prodotto: La prima pagina adotta un impianto visivo fortemente dinamico e diagonale. Il pattern di sfondo, che ripete ossessivamente i logotipi “ICO” e “OLIVETTI”, crea una texture cinetica tipica della grafica pubblicitaria d’avanguardia del periodo. La diagonale bicolore evoca simbolicamente il nastro della macchina da scrivere; per la sola copertina i grafici scelsero un accostamento puramente estetico e pubblicitario basato sul rosso e sul blu, mentre lo standard d’ufficio effettivo restava il classico nero e rosso. La classificazione tecnica dell’intero pieghevole come stampa in tricromia è determinata dalle pagine interne e dal retro, dove compare massicciamente l’inchiostro nero per i testi del catalogo e per i dettagli della macchina M40. La bobina è rappresentata attraverso un disegno tecnico sintetico e pulito.
  • L’Immagine di Fabbrica come Garanzia: All’interno, in alto a sinistra, spicca l’illustrazione prospettica dello stabilimento di Ivrea. L’inclusione della fabbrica nell’iconografia aziendale era un topos dell’epoca (il complesso industriale come “cattedrale della modernità”), volto a trasmettere solidità finanziaria, tecnologia e radicamento territoriale.
  • La Macchina e l’Oggetto d’Arte: In basso campeggia la Olivetti M40, icona della produttività italiana degli anni ’30, resa con linee geometriche decise e campiture piatte. Accanto, la scatola metallica del nastro ICO emerge tridimensionalmente, colorata in blu, nero e oro, nobilitando un oggetto d’uso comune a piccolo scrigno di design.

3. Strategia di Comunicazione e Scelta del Target

Il copy (il testo scritto) rivela una raffinatezza retorica straordinaria, lontana dai toni urlati della propaganda di regime e vicina, invece, alla persuasione logica e d’immagine che diventerà il tratto distintivo di Adriano Olivetti.

  • La Metafora Fotografica (La Tecnica al Servizio dell’Immagine): La genialità del testo risiede nella comparazione con il mondo della fotografia. Accostare la macchina da scrivere al “più costoso e selezionato degli obbiettivi fotografici” innalza immediatamente il valore percepito della Olivetti (vista come uno strumento di altissima precisione ottica/meccanica). Spiegare che un nastro scadente agisce come un “volgare cristallo” su una buona lente educa l’utente: la spesa per un nastro di qualità non è un costo extra, ma l’unico modo per proteggere l’investimento fatto sulla macchina.
  • Il Binomio Chimica-Officina: Il testo unisce due mondi scientifici: la “chimica dei colori” (lo sviluppo dei pigmenti e dei tessuti) e “l’esperienza d’officina” (i 25 anni di meccanica). Questa unione mira a rassicurare un pubblico esigente (aziende, professionisti, ma anche lo Stato stesso) sull’affidabilità totale del consumabile.
  • Il Target della Dattilografa: L’opuscolo cita esplicitamente le “reali e pratiche necessità della dattilografa”. È un forte segnale di modernità sociologica: la Olivetti riconosce la figura della segretaria/dattilografa non solo come mera esecutrice, ma come l’utilizzatrice finale decisiva, il cui giudizio sulla nitidezza e sull’eleganza dei caratteri determinerà l’acquisto del nastro.

4. Aspetti Giuridici e di Costume: Il Controllo di Pubblica Sicurezza

La nota legale stampata in calce alla quarta pagina (Distr. aut. R. Quest. di Milano…) apre uno spaccato fondamentale sulla legislazione e sul costume dell’Italia fascista nel 1934 (anno XII).
L’Articolo 113 del nuovo Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), emanato con Regio Decreto n. 773 del 18 giugno del 1931 e che sostituì integralmente la versione del 1926, imponeva il controllo preventivo dell’autorità di polizia (la Regia Questura) su qualsiasi forma di stampato destinato alla distribuzione pubblica, compresi i depliant puramente commerciali e industriali. L’autorizzazione serviva a garantire che il materiale non contenesse messaggi sovversivi, contrari alla morale o non allineati alle direttive del regime. La presenza di questa dicitura trasforma il pieghevole in un perfetto documento storico-giuridico, specchio della burocrazia centralizzata e del controllo stringente sulla stampa che caratterizzava la vita quotidiana nell’Italia degli anni Trenta.

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