
Inquadramento Generale e Analisi della Copertina:
Questo fascicolo documenta la produzione editoriale della Ing. C. Olivetti & C. S.p.A. datata Aprile 1956 (Num. 36). La rivista, curata dall’Ufficio Stampa e stampata dal Reparto Tipografico di Ivrea sotto la direzione responsabile di Libero Bigiaretti, si presenta con la sua caratteristica veste grafica razionalista a fondo rosso vivo.
La copertina è dominata da un grande elemento geometrico esagonale che racchiude la riproduzione fotografica di un rilievo scultoreo d’arte sacra: un cavaliere al galoppo, iconografia legata alle formelle trecentesche poste nella parte inferiore del Campanile di Santa Maria del Fiore a Firenze, storicamente attribuite a Giotto e ad Andrea Pisano. Come specificato nella nota interna della rivista, la scelta di questa formella (rappresentante un’allegoria delle arti e dei mestieri) non è casuale: il cavallo in corsa simboleggia l’atto del viaggiare per portare un messaggio o trasmettere una notizia, legandosi idealmente sia al nome della testata sia ad alcune pagine interne del numero dedicate alle telecomunicazioni.
Sul fronte, il titolo “notizie olivetti” è stampato combinando il carattere corsivo e il classico carattere bastone (sans-serif) bianco in tutto minuscolo, mentre i dati cronologici sono posizionati nell’angolo inferiore destro.
Analisi delle Pagine Interne:
1. Pagina 1: L’Automazione Industriale – “Adamo II a Milano”

L’apertura della rivista (coordinata al sommario generale visibile a sinistra) ospita un importante articolo di cronaca scientifico-industriale intitolato “Adamo II a Milano”. Il testo documenta l’esposizione presso la Mostra Internazionale dell’Automazione di Milano di un avveniristico prototipo di calcolatore elettronico o automa cibernetico denominato “Adamo II”, progettato dalla Scuola Operativa Italiana per riprodurre le funzioni del pensiero e del linguaggio umano attraverso circuiti elettrici ed elettronici.
L’articolo analizza il dibattito filosofico e scientifico scaturito attorno a questa macchina, descritta strutturalmente come un apparato dotato di lampadine rosse, tasti e pannelli di controllo, in grado di comporre frasi e operare secondo combinazioni logiche precostituite. Il saggio riflette la profonda attenzione che la Olivetti riservava all’alba dell’era informatica e cibernetica degli anni ’50.
2. Pagine 18 e 19: Letteratura e Scrittura – “Jean Cocteau et la machine à écrire”

Questo servizio bilingue (italiano e francese) esplora il profondo legame tra la creazione letteraria d’avanguardia e la tecnologia dattilografica. L’articolo è dedicato alla figura del grande intellettuale e drammaturgo francese Jean Cocteau e alla sua celebre opera teatrale “La Machine à écrire” (La macchina da scrivere), rappresentata in quel periodo al Théâtre du Parc di Bruxelles dalla Comédie Française.
- L’Apparato Iconografico: A pagina 18 campeggia un ritratto fotografico in bianco e nero di Jean Cocteau, colto di profilo con lo sguardo rivolto verso il basso.
- Il Manoscritto Autografo: La pagina 19 mostra un documento di straordinario valore storico-collezionistico: la riproduzione fotostatica di una lettera autografa firmata da Jean Cocteau, datata “Palace Hôtel Bruxelles, 18 marzo 1936”. Nella lettera, indirizzata in francese, lo scrittore ringrazia calorosamente per aver ricevuto in dono una macchina da scrivere Olivetti (nello specifico una Lettera 22 o un modello portatile coevo), definendola affettuosamente una “machine infernale” e lodandone le prestazioni.
3. Pagine 20 e 21: Meccanica e Letteratura Italiana

Il saggio prosegue nelle pagine successive analizzando l’impatto della macchina da scrivere nella cultura di massa del Novecento:
- “Le macchinazioni della macchina” (Pag. 20): Un’analisi critica che scompone il ruolo della dattilografia nel cinema e nel teatro, evidenziando come la macchina da scrivere sia passata dall’essere un mero strumento d’ufficio a un vero e proprio “personaggio” o motore di trame nei polizieschi e nelle commedie d’inizio secolo.
- Il testo intitolato “Veloce con due dita” è una profonda confessione dattilografica del poeta Libero De Libero, il quale non fa un’analisi fredda dell’ufficio, ma descrive in modo lirico e intimo il suo personale, viscerale e talvolta tormentato rapporto con la tastiera meccanica, il ritmo delle dita e il rullo d’inchiostro durante l’atto della creazione letteraria.
Stato di Conservazione del Lotto:
Il fascicolo cartaceo originale del 1956 si presenta in buone condizioni conservative generali d’epoca. I testi e le tavole fotografiche interne sono perfettamente nitidi e leggibili. Si riscontrano i fisiologici e lineari segni del tempo legati allo stoccaggio d’archivio e alla manipolazione:
- Copertina: Il piatto anteriore della brossura mantiene un’ottima planarità e la vivace saturazione del pigmento rosso di fondo. Si evidenzia una sverniciatura superficiale abrasiva con parziale perdita della pellicola cromatica (lacuna superficiale bianca) localizzata sul margine sinistro del rilievo esagonale, oltre a lievi ombreggiature e minime sgranature della fibra cartacea lungo il dorso e gli angoli perimetrali.
- Pagine Interne: I fogli presentano un naturale e uniforme ingiallimento termico del supporto cartaceo, ma risultano strutturalmente stabili e totalmente privi di strappi, scritte o lacune nel testo.
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