Lettera 22 con etichetta Alitalia sulla valigetta

Inquadramento Storico e Identificazione:

Questo esemplare documenta il più celebre manifesto tecnologico, stilistico e industriale della meccanica di precisione italiana nel mondo: la Olivetti Lettera 22. Progettata nel 1950 dall’ingegnere Giuseppe Beccio con l’iconica carrozzeria definita dall’architetto e designer Marcello Nizzoli, la Lettera 22 ha rivoluzionato il concetto di portabilità della scrittura, venendo premiata con il prestigioso Compasso d’Oro nel 1954 e inclusa nella collezione permanente del MoMA di New York.

Il numero di serie punzonato a freddo sul telaio metallico di fondo (120988), colloca la produzione di questo specifico esemplare nei primissimi mesi del 1952 (anno in cui la produzione complessiva si sviluppò tra le matricole 115000 e 160000). Si tratta a tutti gli effetti di una prima serie, assemblata a soli due anni dal lancio sul mercato del modello.

La tastiera presenta la classica disposizione italiana QZERTY a quattro righe con 43 tasti tondi neri a fondo concavo e caratteri bianchi lineari. La barra spaziatrice e i tasti di funzione laterali (tra cui lo Shift Lock, il ritorno singolo e il liberamargine) sono coordinati nella medesima mescola nera opaca. Come standard ingegneristico dell’epoca volto a ridurre i componenti meccanici e compattare il cinematismo, la tastiera è priva dei tasti numerici per lo “1” e lo “0”, sostituiti rispettivamente nella battuta dalle lettere capitali “I” e “O”.

Il Carattere dei Martelletti e il Passo di Scrittura:

L’esame della barra graduata posteriore rivela un dettaglio tecnico di un certo interesse: la scala si estende fino a 100 battute, pur mantenendo la lunghezza del carrello e del rullo standard identica a quella di tutte le altre Lettera 22. Questa configurazione attesta l’adozione originale di fabbrica del passo di scrittura stretto (pari a 12 caratteri per pollice).

A cambiare rispetto al modello base è l’occhio dei caratteri stampati sui martelletti porta-caratteri, che presentano una fisionomia ridotta rispetto al formato standard “Pica” (da 85 battute). Questa variante costruttiva permette di condensare un numero maggiore di lettere e parole all’interno della stessa riga senza modificare le dimensioni fisiche della macchina, un’opzione molto ricercata all’epoca per ottimizzare lo spazio sulla pagina e per la stesura di prospetti contabili, tabelle e report densi.

Analisi Estetica, Variante di Colore e Packaging:

L’esemplare esibisce una configurazione cromatica originale tra le più iconiche e collezionisticamente stimate della metà del Novecento. La lamiera in lega leggera d’alluminio è rivestita dalla caratteristica e ricercata verniciatura goffrata a polvere (finitura opaca antiriflesso a tessitura ruvida “buccia d’arancia”) nella delicata colorazione beige. Sul fronte del coperchio spicca lo scudetto rettangolare metallico con angoli raccordati recante il logotipo “Lettera 22” in corsivo su fondo cromato. Sul coperchio del carrello posteriore è incastonato il marchio istituzionale “olivetti” a singole lettere minuscole cromate separate, inserite entro riserve rettangolari nere, dettaglio strutturale esclusivo della prima serie.

La macchina risiede nella sua borsa protettiva morbida originale in tela canvas nocciola, dotata di profili rinforzati e maniglia rigida inferiore in similpelle marrone scuro, provvista del passante centrale con bottone automatico per il bloccaggio del telaio. Il valore storico e grafico del contenitore è amplificato dalla presenza di una grande etichetta adesiva per bagaglio della compagnia aerea Alitalia applicata centralmente sul fronte. L’adesivo, caratterizzato dallo storico logotipo bicolore verde e bianco degli anni ’50/’60 e dai campi prestampati per l’anagrafica del passeggero, costituisce un eccezionale documento visivo che testimonia la reale vocazione al viaggio internazionale e all’uso giornalistico del mito portatile Olivetti.

Stato di Conservazione e Diagnostica Meccanica:

L’esemplare si presenta in eccellenti condizioni d’epoca generali, configurandosi come un pezzo d’archivio genuino, non restaurato e strutturalmente integro in tutte le sue componenti meccaniche ed estetiche. Il telaio d’alluminio non mostra crepe o sverniciature profonde. I tasti mantengono una finitura pulita e priva di ingiallimenti o usure da contatto marcate. Il cestello porta-leve e i martelletti d’acciaio risultano puliti, privi di ruggine, e strutturalmente allineati.

La macchina è assistita da un nastro bicolore (nero e rosso) montato su bobine metalliche originali; sulla destra del cestello, il selettore del colore a slitta è perfettamente reattivo e posizionato sulla tacca rossa. I comandi del carrello — tra cui la leva di ritorno cromata, il pomolo zigrinato nero e i regolatori di interlinea — sono stabili, privi di storture e funzionali.

Si rilevano i fisiologici e lineari segni del tempo legati all’uso reale e allo stoccaggio nei decenni: l’esterno della borsa mostra lievi aloni diffusi e minime abrasioni sulle finiture marroni; dove necessario la cucitura della zip è stata rinsaldata ripassando a mano punto per punto, per garantirne il pieno utilizzo.

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