“notizie olivetti” – Bollettino interno riservato al personale della Olivetti
Inquadramento Storico e Orizzonte Editoriale:
Pubblicata a partire dal secondo dopoguerra e lungo tutti gli anni ’50 e ’60, “notizie olivetti” rappresenta uno dei vertici assoluti dell’editoria aziendale (house organ) a livello internazionale. Curata direttamente dall’Ufficio Stampa della Ing. C. Olivetti & C. S.p.A. di Ivrea, la rivista nacque come evoluzione strutturale, ampliamento concettuale e maturazione stilistica del precedente mensile interno “il cembalo scrivano”.
Affidata per un lungo e cruciale periodo alla direzione del celebre scrittore e poeta Libero Bigiaretti, la testata rifletteva fedelmente l’apertura culturale e la straordinaria visione sociopolitica di Adriano Olivetti. La fabbrica non era concepita come un mero luogo di profitto, ma come un nucleo generatore di comunità, progresso sociale e cultura.
Distribuito capillarmente al personale d’ufficio, ai tecnici delle filiali italiane ed estere e alle consociate del Gruppo, questo periodico divenne il veicolo principale per raccontare l’espansione planetaria del marchio, unendo strettamente la cronaca industriale all’alto dibattito intellettuale e artistico del tempo.
La rivista ha modificato la sua cadenza nel corso degli anni per adattarsi alla crescente complessità dei suoi contenuti: la rivista nasce ufficialmente nel 1952 con una periodicità mensile, ereditando lo storico ritmo di uscita de “il cembalo scrivano”; dalla metà degli anni ’50 e fino al 1968, con l’aumentare delle pagine e l’introduzione di saggi storici e culturali molto lunghi e strutturati, la cadenza è diventata bimestrale.
Mentre “il cembalo scrivano” nasceva con il sottotitolo esplicito “Rivista mensile per il personale d’ufficio” ed era un bollettino strettamente interno (un vero e proprio strumento di welfare e formazione per i soli dipendenti), “notizie olivetti” ha rotto questi confini, assumendo una natura ibrida: seppure restava ufficialmente un bollettino aziendale interno riservato al personale, sotto la direzione di Libero Bigiaretti, la rivista ha assunto un respiro culturale talmente alto (ospitando interventi di urbanisti, architetti, designer e intellettuali) da iniziare a essere distribuita e spedita anche all’esterno della fabbrica. Veniva inviata a giornalisti, intellettuali, università, istituzioni culturali e consociate estere per mostrare al mondo l’eccellenza dello “Stile Olivetti” e la filosofia dell’azienda, trasformandosi in un potente strumento di pubbliche relazioni d’avanguardia.
Filosofia dei Contenuti e Pluralismo Culturale:
La struttura editoriale di “notizie olivetti” si distingueva per un palinsesto di ampio respiro, capace di spaziare con disinvoltura tra la specificità tecnica e la cultura umanistica universale:
– Cronaca Industriale e Logistica: La rivista documentava capillarmente la vita degli stabilimenti, l’apertura delle nuove e avveniristiche architetture d’ufficio nel mondo (dall’Argentina a New York), i servizi sociali per i dipendenti (colonie estive, quartieri residenziali a riscatto), le attività ricreative del Gruppo Sportivo (G.S.R.O.) e i reportage fotografici delle filiali.
– Architettura, Design e Urbanistica: Ampio spazio era dedicato al dibattito sul moderno Industrial Design italiano, all’assegnazione dei premi di architettura promossi dall’azienda e all’analisi dell’integrazione tra estetica e ingegneria meccanica.
– Storia della Scrittura e della Tecnica: Con una profonda coscienza storica, la rivista ospitava regolarmente rigorosi saggi scientifici volti a ricostruire le origini della dattilografia e del calcolo meccanico, celebrando i padri fondatori della disciplina (come Giuseppe Ravizza o Camillo Olivetti).
L’Avanguardia Grafica e il Valore Collezionistico:
Ciò che rende oggi i fascicoli di “notizie olivetti” dei veri e propri oggetti di culto per storici del design, grafici e collezionisti di modernariato è l’assoluta eccellenza della loro veste visiva. L’impaginazione rispondeva alle più rigorose regole della grafica razionalista svizzera, caratterizzata dall’uso di caratteri bastone (sans-serif) lineari, gabbie geometriche pulite e l’uso espressivo degli spazi vuoti e della fotografia d’autore.
Le copertine, spesso firmate da designer e artisti di fama internazionale o arricchite da scatti di importanti fotografi industriali, trasformavano ogni singolo numero in un manifesto di pura estetica modernista, testimoniando un’epoca irripetibile in cui la grande industria italiana scelse di parlare al mondo attraverso il linguaggio dell’arte e della cultura.





