“il cembalo scrivano” – Rivista mensile riservata esclusivamente ai dipendenti e al personale d’ufficio della Olivetti

Inquadramento Storico e Modello Comunitario:
Fondata nell’immediato dopoguerra e pubblicata a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, “il cembalo scrivano” rappresenta uno degli esempi più fulgidi e rari di house organ (rivista aziendale interna) del Novecento italiano. La pubblicazione era edita dalla Ing. C. Olivetti & C. S.p.A. di Ivrea ed era esplicitamente dedicata e riservata al proprio personale d’ufficio, alle dattilografe, ai segretari e ai tecnici commerciali della rete distributiva nazionale. Il titolo della testata costituisce un colto e consapevole omaggio filologico alla storia della tecnologia: riprende infatti il nome del celebre “Cembalo scrivano”, il rivoluzionario dispositivo meccanico brevettato dall’avvocato novarese Giuseppe Ravizza nel 1855, universalmente riconosciuto come l’antenato e il primo prototipo funzionale della moderna macchina per scrivere. Sotto la sapiente direzione dello scrittore e intellettuale Carlo Brizzolara, la rivista non si limitava a essere un bollettino di servizio o una dispensa tecnica aziendale. In piena coerenza con la visione sociologica e umanistica di Adriano Olivetti, il mensile era concepito come uno strumento di emancipazione e crescita intellettuale per le maestranze. L’azienda applicava così il suo celebre modello di welfare culturale, mirato a fondere organicamente la formazione professionale con l’elevazione spirituale, artistica e letteraria del lavoratore.

Filosofia Editoriale e Contenuti Tecno-Didattici:
La struttura interna del periodico era rigidamente bipartita, bilanciando con precisione la cultura generale e il pragmatismo didattico:
– La Sezione Umanistica e di Costume: Ospitava articoli di attualità, recensioni letterarie, approfondimenti storici, racconti e rubriche di costume d’epoca, spesso arricchiti da illustrazioni d’avanguardia commissionate a importanti pittori e disegnatori del panorama artistico contemporaneo.
– La Sezione Didattico-Professionale: Costituiva il nucleo formativo della rivista. Attraverso dispense a puntate (strutturate come lezioni teorico-pratiche), il personale veniva addestrato alla conoscenza millimetrica della meccanica d’Ivrea e alle più rigorose tecniche dattilografiche (dalla corretta postura alla marginazione estetica della pagina, fino alla manutenzione degli organi meccanici). I testi erano frequentemente impostati sotto forma di dialoghi costruttivi tra istruttori d’ufficio e allieve (spesso appellate col termine d’epoca “damigelle”), al fine di rendere il rigore scientifico della materia accessibile e stimolante.

Valore Artistico e Collezionistico:
Oggi, i rari fascicoli superstiti de “il cembalo scrivano” sono considerati veri e propri cimeli di culto nel mercato del collezionismo cartaceo e del modernariato Olivetti. La rivista è studiata a livello internazionale per la straordinaria qualità della sua veste grafica, per l’impaginazione pulita e razionalista e per le celebri copertine d’autore, che testimoniano un’epoca in cui l’industria italiana scelse di farsi promotrice di pura arte e cultura visiva.

Anno II – N. 1 – Gennaio 1950
Anno II – N. 2 – Febbraio 1950