Torna a: Macchine per scrivere
La Nascita: Dal “Cembalo Scrivano” allo Standard Remigton
L’invenzione della scrittura meccanica non ha un solo padre, ma è il risultato di oltre un secolo di tentativi ed esperimenti in tutta Europa e negli Stati Uniti:
- I primi tentativi (XIX Secolo): Uno dei primi prototipi funzionanti e documentati fu il “Cembalo scrivano”, brevettato dall’italiano Giuseppe Ravizza nel 1855. Il nome derivava dalla forma e dal meccanismo dei tasti, del tutto simili a quelli del pianoforte.
- Il primo successo commerciale (1873): La vera svolta industriale avvenne negli Stati Uniti grazie a Christopher Latham Sholes, che depositò il brevetto di una macchina poi rilevata dalla celebre fabbrica d’armi E. Remington & Sons. La Remington mise in produzione il primo modello commerciale di successo, introducendo sul mercato due elementi che avrebbero cambiato il mondo per sempre: l’inchiostrazione tramite nastro in tessuto e la tastiera QWERTY, studiata per distanziare le lettere più usate ed evitare che i martelletti meccanici si incrociassero bloccandosi.
L’Importanza Storica e Sociale nel Novecento
Nel corso del XX secolo, la macchina per scrivere ha assunto un ruolo che andava ben oltre la semplice utilità tecnica, diventando un potentissimo fattore di trasformazione culturale:
- L’Emancipazione Femminile: L’introduzione della macchina negli uffici creò la professione della dattilografa. Questo ruolo offrì a milioni di donne l’accesso a un lavoro salariato indipendente, dignitoso e slegato dalle fatiche della fabbrica o dei campi, accelerando l’ingresso della figura femminile nella vita economica e pubblica del Novecento.
- Democratizzazione della Scrittura: Prima della scrittura meccanica, i documenti ufficiali dipendevano dalla calligrafia dei copisti, spesso difficile da interpretare. La macchina impose un carattere tipografico universale e leggibile, standardizzando la legge, la burocrazia statale, il giornalismo e la letteratura.
- Simbolo di Libertà Intellettuale: Per scrittori, giornalisti e dissidenti politici, la macchina portatile divenne uno strumento di libertà. Ha dato forma alla grande letteratura del Novecento (da Hemingway a Pasolini) ed è stata lo strumento fondamentale per la diffusione del Samizdat, la stampa clandestina nei regimi totalitari sovietici.
L’Evoluzione Tecnica: Dalla Meccanica Pura all’Elettronica
L’evoluzione tecnica del dispositivo ha seguito una parabola straordinaria, spinta dalla costante ricerca di velocità, silenziosità e riduzione dello sforzo fisico:
- La Meccanica a Scrittura Visibile (Primi del Novecento): I primi modelli battevano il foglio dal basso verso l’alto, impedendo di vedere ciò che si scriveva se non sollevando il rullo (scrittura cieca). Modelli leggendari come la Underwood No. 5 e l’italiana Olivetti M1 introdussero la scrittura visibile frontale e l’uso del nastro bicolore (nero e rosso) per evidenziare i dati contabili.
- La Portabilità (Anni ’20 – ’30): Il design si miniaturizzò. Nacquero i modelli portatili leggeri (come la Olivetti MP1 ICO) protetti da custodie in legno o metallo, trasformando la macchina da scrivere da monumentale arredo d’ufficio a strumento personale da viaggio.
- L’Elemento Mobile di Scrittura (Anni ’60): La rivoluzione successiva fu l’eliminazione dei singoli martelletti orizzontali. Marchi come IBM introdussero la celebre “pallina” (Selectric) o la “margherita”, elementi rotanti che contenevano tutti i caratteri tipografici. Questo permise di cambiare il tipo di font in pochi secondi e aumentò a dismisura la velocità di battitura, eliminando i blocchi meccanici.
- I Supporti di Inchiostrazione e la Carta Carbone: Tecnicamente, l’evoluzione passò dai nastri in cotone saturo a quelli in seta fine e infine in nylon/perlon, capaci di garantire tratti definiti e resistenti. La carta carbone (come la storica Olivetti Cop. 206) si evolse di pari passo nei formati, permettendo la duplicazione simultanea e immediata dei documenti d’ufficio prima dell’invenzione della fotocopiatrice.
- L’Elettronica e la Correzione Automatica (Anni ’70 – ’80): Le ultime generazioni integrarono nastri correttori interni (i nastri Lift-off e Cover-up) in grado di “cancellare” l’inchiostro errato, e piccoli schermi a cristalli liquidi per visualizzare la riga di testo prima di imprimerla fisicamente sulla carta, fungendo da ponte evolutivo definitivo verso il moderno computer.